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Marco Donadoni ci parla dell'International Team
Marco Donadoni ha scritto molti giochi:
alcuni di questi, che non si trovano più in commercio, sono
stati fondamentali per la mia educazione di giocatore. In
particolare, ricordo come una vera scoperta VII Legio, un
gioco di ambientazione fantascientifico-romana (le astronavi
erano comandate da centurioni della settima legione, che
esploravano la galassia per colonizzare pianeti, stringere nuove
alleanze, eccetera. Le illustrazioni, splendide, erano di un
quasi esordiente Silvio Cadelo) che anticipò in Italia il gioco
di ruolo di qualche anno. Oltre a VII Legio, ricordo Medici,
Rally, Zargo's Lords (vedi in questo stesso
speciale l'intervista a un altro fan,
Angelo Porazzi),
Mafia, Odissey (altro grande esordio alle
illustrazioni, di Enea Riboldi, adesso fumettista per Bonelli), e
moltissimi altri titoli. La sua casa si chiamava International
Team, e ha accompagnato i giocatori italiani per quasi
vent'anni con un catalogo ricchissimo.
Ancora oggi Donadoni si occupa di giochi, attraverso la
Premiata
Fabbrica di Idee, fondata insieme con Matteo Rosa, suo
storico socio.
Marco mi ha dato appuntamento su una astronave piccola ma
dotata di tutti i comfort. Come mi spiega sull'invito elettronico
accluso, il signor Kroll, legittimo proprietario, è andato in
vacanza per qualche giorno. Quindi è un posto tranquillo per
sedersi e chiacchierare in pace. Ho qualche dubbio, ma non posso
davvero rifiutare.
"Marco, anzitutto grazie di aver accettato di
rispondere a qualche domanda. Mi piacerebbe far sapere a chi ha
incontrato le belle scatolone della International Team qualcosa
di più sulla sua storia, e meravigliare i giocatori attuali con
l'esperienza di una casa editrice italiana che pubblicava da 4 a
10 giochi di strategia e da tavolo l'anno, con regolamenti in
quattro lingue e grafica di alta qualità. Come racconteresti
agli uni e agli altri la vostra esperienza?"
MD: Fantastica follia? O voglia assoluta di credere
che lavorare su quello che pensi giusto e bello alla fine ti
faccia poi anche mangiare? O ritrovarsi in un gruppo di persone
che fanno business plan anche in base alle risposte del
bicchierino sul tavoliere con le letterine? O impegnarsi anche
saltando uno, due, tre stipendi lavorando dodici, sedici ore al
giorno? O passare ore a chiacchierare sul fatto che la biscia
gigante si è rintanata nella gabbiola del cancello che apre la
ditta e nessuno ha il coraggio da aprirla per vedere se è vero?
O caricare uno stand per la fiera di Norimberga su un furgoncino
e guidare fino a Norimberga e montare lo stand a Norimberga e
mangiare würstel e crauti dal baracchino fuori dalla fiera di
Norimberga per sette giorni su sette? O fare feste di Natale e di
primavera e di autunno tutti insieme per il piacere di darsi i
regali? O sbattersi in catena di montaggio tutti tutti tutti
quando c'è l'ordine, e andare tutti tutti tutti dal gelataio di
Mazzo di Rho (provincia di Milano) quando non ci sono ordini? O
inventarsi grafici, PR, contabili, autisti, coreografi,
giornalisti, insomma dare il massimo comunque quando pensi che
serva perché sei contento di fare quello che stai facendo?
Insomma, la IT era un'aziendina cartotecnica un po' banale, non
saprei proprio trovare le parole per raccontare quella
esperienza…
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