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Di Giorgio ci guida fra i Reperti Riaperti
Domenico Di Giorgio è condirettore, insieme ad
Andrea Angiolino, di GiocAreA (tutto quanto fa
giocare, tutto quanto da giocare), l'unica rivista italiana
dedicata ai giochi (anche) da tavolo che ha attraversato due
millenni, e che adesso è una costola di PowerKaos (
Nexus). Domenico è
anche un grande appassionato di giochi di parole ed enigmistica
(con frequenti incursioni su riviste di tutti i tipi, dalla
Settimana Enigmistica alla Sibilla), organizzatore di MuccaGames
(Fabrizio Paoli cura il bel sito della manifestazione...
visitatelo!), scrittore
di racconti e libri gioco, nonché collezionista di giochi
d'epoca. Sarà anche per questo che, anziché darmi appuntamento
nella sua bella casetta di Civitavecchia, ha preferito
incontrarmi sul tavoliere del Red Seven.
Mentre lo aspetto, mi guardo intorno: sono su una griglia
colorata in rosso, nero e verde, apparentemente lontana dalle
preoccupazioni del gioco. Sembrano anni che nessuno gioca, qui,
intendo. Ma eccolo che arriva.
"Domenico, ti ringrazio dell'intervista che hai
accettato di concederci. Perché, però, hai scelto di vederci
proprio qui?"
DDG: Red Seven è senz'altro uno dei più bei giochi da
tavolo della mia raccolta: un gioco di parole che incrocia Scarabeo
e Bridge, uscito giusto negli anni '80...
"Non c'è rischio che qualcuno inizi a giocare, da
un momento all'altro? Dove conviene sederci?"
DDG: ...e tristemente dimenticato: credo sia assai
improbabile che qualcuno ci si metta a giocare proprio adesso!
Dovrebbe essere un posto assolutamente tranquillo, 'sto
tabellone. Vuoi un bonus-lettera? Assaggiali, sono ottimi.
"Ah, grazie. Ne prendo uno. Non male. Dunque, da
dove cominciamo? (consulto i miei appunti) Bene: cosa pensi dei
giochi da tavolo usciti in Italia fra il '75 e l'85? Una grande
stagione?"
DDG: L'ultima grande stagione per il gioco da tavolo
italiano, forse, seguita dal boom dei party game di fine '80 e
poi dal rapido declino, contemporaneo all'avvento dei giochi per
computer. Prima della notte attuale, era normale anche nei
piccoli centri come Poggio Moiano (dove ho passato l'infanzia)
trovare dai tabaccai o nei negozi di casalinghi qualche gioco da
tavolo: le città di media grandezza, come Civitavecchia (sede
odierna di "GiocAreA" e "Un'Altra Cosa" -
ovvero di casa mia!) avevano almeno tre o quattro negozi di
giochi e giocattoli, con collezioni più o meno vaste di titoli
scelte in una produzione che era florida, legata ad aziende
nazionali grandi come EG e Clementoni, ma anche medio-piccole
come l'Istituto del Gioco...
Aziende con il "core-business" altrove potevano
gettarsi nella mischia sperando di prendere una fetta di un
mercato che allora era reale: penso alla TG Sebino, che faceva
bambole, ma anche Tubolario e Ciuccio scalcia,
o alla Mondadori-Giochi, che è stata forse, insieme alla
IT, la vera protagonista del periodo, grazie ai giochi
collegati al Cubo di Rubik - come Brain Trainer
- e ai giochi da tavolo "di costume" come Corteo,
Innamoramento e amore e Lotta di classe.
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