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Anno 10 - Numero 250 Gioco.it - Reg. n. 5099/2001 - Tribunale di Firenze Mercoledi 08 Settembre 2010
     
 
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Colombini: il primo creatore di adventure italiane

Enrico Colombini è uno dei pionieri del videogioco italiano: mentre io spendevo interi quarti d'ora a caricare il gioco de Lo Hobbit sul mio Spectrum, egli aveva già scritto la prima avventura testuale in italiano, per computer Apple II (una macchina molto più evoluta del mio Spectrum).
Era il 1982, e il gioco si chiamava Avventura nel castello, scritta a quattro mani con Chiara Tovena. Fra il 1985 e il 1988 Enrico Colombini pubblica diversi articoli, alcuni altri giochi (fra cui la prima trascrizione di libro-gioco per computer, In cerca di fortuna, di Andrea Angiolino), e un utile manuale per la Jackson: Avventure per Ms-Dos.
Un curriculum che intimorisce, effettivamente.
Ma a intimorirmi ancora di più, in questo momento, è il luogo dove Enrico ha fissato l'appuntamento. "Per nostalgia", dice lui, ci troviamo nei sotterranei di un castello. In basso ci sono scritte quattro direzioni: N, S, E, O. A un certo punto, da dietro una colonna, sento un rumore. E' Colombini che ridacchia. Mi sistemo, per fare la figura dell'intervistatore professionista, e con molto aplomb passo alla prima domanda.

"Che posto è mai questo?"

EC: Ehi, guarda che io sono da questa parte! Quello che sogghigna è lo spettro di un precedente intervistatore, che non ha fatto attenzione a dove metteva i piedi. Gli avevo ben detto di usare il senno...
Questo castello lo conservo perché piace tanto ai turisti e agli archeologi; in questo inizio di secolo c'è parecchia curiosità per i vecchi giochi persi nelle nebbie della leggenda, forse anche perché le 'novità' sanno sempre più di aria fritta. E poi, lo confesso, ci sono affezionato, anche se forse gli preferisco la Valle dello Stregone.

"Beh, capisco. Veniamo subito all'argomento della nostra piccola inchiesta. Ci è sembrato che i giochi di una certa generazione siano duri a morire: in qualche modo le idee buttate sul piatto (di gioco) negli anni '70 e '80 sono ancora produttive, e si ritrovano in diversi giochi attuali.
Come ti ricordi quel periodo?"

Titan EC: Negli anni '70 il personal computer non c'era, o meglio fece la sua timida apparizione alla fine del decennio; fu invece l'età d'oro dei giochi da tavolo e dei giochi di ruolo, da cui derivarono gran parte dei giochi per PC del decennio successivo (PC inteso come "personal computer" in senso lato, non solo IBM-Intel). Eravamo un gruppetto di giocatori appassionati di wargame e giochi da tavolo in genere, e piano piano ci siamo poi trasferiti anche noi sui PC: impiegare un quarto d'ora per preparare la tavola e separare i pezzi, e poi altrettanto alla fine per segnarsi la posizione di un centinaio di unità (in modo da poterle rimettere a posto la volta successiva) era effettivamente una scocciatura, anche se la vista d'insieme della mappa stesa sul tavolo è ineguagliabile, come la sensazione fisica di manipolare i pezzi. Giochi come Stalingrad, Titan, Diplomacy o Civilization (quello da tavolo della Avalon Hill) sono per me indimenticabili.





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