| |
| Trova una notizia |
|
|
| Ultime notizie |
|
|
| Previsioni del tempo libero |
 |
|
|
Colombini: il primo creatore di adventure italiane
Enrico Colombini è uno dei pionieri del
videogioco italiano: mentre io spendevo interi quarti d'ora a
caricare il gioco de Lo Hobbit sul mio Spectrum, egli
aveva già scritto la prima avventura testuale in italiano, per
computer Apple II (una macchina molto più evoluta del mio
Spectrum).
Era il 1982, e il gioco si chiamava Avventura nel castello,
scritta a quattro mani con Chiara Tovena. Fra il 1985 e il 1988
Enrico Colombini pubblica diversi articoli, alcuni altri giochi
(fra cui la prima trascrizione di libro-gioco per computer, In
cerca di fortuna, di
Andrea Angiolino), e un utile manuale
per la Jackson: Avventure per Ms-Dos.
Un curriculum che intimorisce, effettivamente.
Ma a intimorirmi ancora di più, in questo momento, è il luogo
dove Enrico ha fissato l'appuntamento. "Per nostalgia",
dice lui, ci troviamo nei sotterranei di un castello. In basso ci
sono scritte quattro direzioni: N, S, E, O. A un certo punto, da
dietro una colonna, sento un rumore. E' Colombini che ridacchia.
Mi sistemo, per fare la figura dell'intervistatore
professionista, e con molto aplomb passo alla prima domanda.
"Che posto è mai questo?"
EC: Ehi, guarda che io sono da questa parte! Quello che
sogghigna è lo spettro di un precedente intervistatore, che non
ha fatto attenzione a dove metteva i piedi. Gli avevo ben detto
di usare il senno...
Questo castello lo conservo perché piace tanto ai turisti e agli
archeologi; in questo inizio di secolo c'è parecchia curiosità
per i vecchi giochi persi nelle nebbie della leggenda, forse
anche perché le 'novità' sanno sempre più di aria fritta. E
poi, lo confesso, ci sono affezionato, anche se forse gli
preferisco la Valle dello Stregone.
"Beh, capisco. Veniamo subito all'argomento della
nostra piccola inchiesta. Ci è sembrato che i giochi di una
certa generazione siano duri a morire: in qualche modo le idee
buttate sul piatto (di gioco) negli anni '70 e '80 sono ancora
produttive, e si ritrovano in diversi giochi attuali.
Come ti ricordi quel periodo?"
EC: Negli anni '70 il personal computer non c'era, o
meglio fece la sua timida apparizione alla fine del decennio; fu
invece l'età d'oro dei giochi da tavolo e dei giochi di ruolo,
da cui derivarono gran parte dei giochi per PC del decennio
successivo (PC inteso come "personal computer" in senso
lato, non solo IBM-Intel). Eravamo un gruppetto di giocatori
appassionati di wargame e giochi da tavolo in genere, e piano
piano ci siamo poi trasferiti anche noi sui PC: impiegare un
quarto d'ora per preparare la tavola e separare i pezzi, e poi
altrettanto alla fine per segnarsi la posizione di un centinaio
di unità (in modo da poterle rimettere a posto la volta
successiva) era effettivamente una scocciatura, anche se la vista
d'insieme della mappa stesa sul tavolo è ineguagliabile, come la
sensazione fisica di manipolare i pezzi. Giochi come
Stalingrad, Titan, Diplomacy
o Civilization (quello da tavolo della Avalon Hill)
sono per me indimenticabili.
|
|
|
|