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Anno 10 - Numero 250 Gioco.it - Reg. n. 5099/2001 - Tribunale di Firenze Mercoledi 08 Settembre 2010
     
 
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Pro Evolution Soccer

L'undici vincente di Konami entra nell'universo PS2 nella sua incarnazione europea dopo mesi e mesi di logorante attesa. Sarà servito tutto questo tempo (otto interminabili mesi!) a migliorare le performance già ottime della versione jappo (WinningEeleven 5) oppure trattasi di semplice update?

Un po' di storia

l'immagine di copertina del gioco Nel suo percorso evolutivo da semplice tentativo commerciale a regina dell'home entertainment, la buona vecchia Playstation ha potuto beneficiare di alcune "serie" videoludiche di indubbio valore che ne hanno decretato il successo. Come dimenticare le saghe di Tekken e Ridge Racer, entrambe di Namco, oppure la splendida epopea fantasy di Square? In ambito prettamente sportivo, già dalla sua prima apparizione nel lontano 95 possiamo definire come paradigma del psx la splendida simulazione calcistica dei KCET.
Fin dal primo Winning Eleven (aka Goal Storm) si potevano intravedere i canoni stilistici che avrebbero caratterizzato in seguito l'intera serie: realismo, passaggi continui, lanci lunghi e dribbling secchi. Nel corso degli anni WE non si è mai discostato da parametri di realismo assoluti e sorprendentemente, in un mercato che vive di sequel "fotocopia", è andato migliorandosi ad ogni nuova release, arrivando due anni fa a quello che possiamo definire il capitolo finale per psx, Winning Eleven 4, una sorta di rivoluzione copernicana nel mondo dei giochi pedatori e forse il primo vero simulatore di questo nostro splendido sport. Con quel titolo Konami riucì non solo a imporsi sul mercato mondiale ma anche a settare nuovi standard per i giochi di calcio.
Ma veniamo alla storia recente. Aprile 2001: esce Winning Eleven 5, stupendo ma non perfetto. Splendida la grafica, ottima la struttura, pessimi i portieri e troppo lenti e macchinosi gli atleti virtuali (3 secondi per stoppare e lanciarsi a rete sono un'eternità anche per il più scarso dei calciatori). Sarà riuscita Konami a tappare le falle che minavano la seppur appagante esperienza di gioco? Vediamolo insieme.

Giocabilità

Le squadre entrano in campo Rispondo subito alla domanda posta in chiusura del paragrafo precedente: siamo in presenza della miglior simulazione di calcio che un monitor abbia mai ospitato. I difettucci di cui sopra non ci sono più: gli atleti sono svelti e reattivi, molto piu svegli delle controparti nipponiche, e scaricano nelle porte avversarie delle vere e proprie mine che fanno dimenticare i tiri rimbalzanti e "insaponati" di WE5. Migliorate anche le prestazioni dei portieri, non più affetti da attacchi di narcolessia sulle palle alte.
Vediamo il sistema di controllo: tasto x per passare e per portare il pressing sull'avversario , col cerchio si lancia, si crossa e si entra in tackle, al triangolo è deputato il lancio filtrante (più efficace rispetto al passato), col quadrato si tira sia al volo che con la palla a terra, R1 serve a scattare e con L1 si cambia il giocatore attivo. Fin qui niente di nuovo. Ma è nel dribbling che Pro Evolution si rinnova, con l' aggiunta di un tasto dorsale che rallenta la corsa del portatore di palla e permette dribbling strettissimi previo difesa della sfera col corpo da parte del calciatore e con un tasto per il dribbling ad alte velocità. Tutto questo non porta comunque il gioco ai livelli di funambolismo arcade tipici di FIFA o Perfect Striker (l'altra grande saga calcistica made in Konami) visto che comunque i difensori "ringhiano" addosso ai nostri attaccanti come in nessun altro gioco di calcio e riuscire a passare la linea difensiva avversaria in solitaria è quasi sempre mera utopia.





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