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A che giocavo
Per certi versi è più facile scrivere di certi giochi quando
li hai praticati per giorni e giorni, come se fosse la cosa più
importante e urgente di tutte. Come se fossero i giochi stessi
una parte segreta della vita.
Per altri versi, non è così facile, se quei giochi sono i
giochi di quando eri bambino. Sì, perché si parla dei giochi di
vent'anni fa, quelli che fra il '75 e l'85 hanno cambiato il modo
di giocare; e io in quel periodo c'ero, per carità, ma ero tante
persone diverse. Un bambino di cinque anni è un'altra persona
rispetto allo stesso bambino di otto anni, e non hanno molto da
dirsi.
Per fortuna, però, ho buona memoria. Quindi posso raccontarvi un
mucchio di quei giochi, con una consapevolezza diversa. Per
esempio.
Per esempio: quando ero bambino uscirono i primi Playmobil:
un giocattolo veramente diverso. Assomigliava agli omini del Lego,
ma aveva una sorta di vita sociale che neanche i Puffi
si sognavano! I Playmobil erano rigidamente inquadrati dal loro
mestiere: i Playmobil erano tutti uguali, stessa altezza, gambe
secche, mani prensili (nel senso che ci potevi sempre incastrare
dentro un attrezzo), li potevi distinguere solo dai capelli e dai
segni sul viso; è anche vero che, pure se un Playmobil poteva
essere biondo o moro, con un po' di fatica potevi anche scambiare
capelli e cappelli fra omini diversi… Insomma, i Playmobil
si distinguevano solo in base al mestiere!
Vent'anni dopo, mi guardo allo specchio: non ho le gambe di un
Playmobil, ma neanche i capelli (nel senso che sono calvo), e
certo non si può indovinare il mestiere che faccio da come mi
vesto. Anzi, questa cosa del mestiere mi ha sempre terrorizzato.
Quando ero bambino, di fronte alla domanda "Cosa vuoi fare
da grande?", mi vedevo intruppato come un Playmobil, mi
immaginavo già la scatola con scritto sopra il mestiere che
sceglievo. Alla maggiore età, invece, la casella
"professione" sulla carta di identità suscitava in me
la stessa antica ansia: la verità è che mi occupo di giochi,
ancora, dopo tanti anni - e non posso mica scrivere sulla carta
d'identità: professione "gioco.it"!
Che poi non ci scriverei niente lo stesso. Chi ha avuto dei
Playmobil ha dei problemi con l'anagrafe, adesso; e poi dicono
che i giochi non fanno
male!
La questione del mestiere era probabilmente una cosa ambientale,
molto anni '70. Pochi anni più tardi ritrovai gli stessi dubbi
con Lotta di classe, una specie di Monopoly
ambientato in mezzo allo scontro fra classi.
Torniamo al Playmobil: era un giocattolo seriale. Potevi averne
uno solo ed eri abbastanza un poveraccio; come si fa a giocare
con un solo Playmobil? Per chi non li avesse mai visti, dico che
è come andare ad un torneo di Pokémon o Magic con un mazzo
base, e tanto orgoglio.
Chi era ricco (o aveva i genitori separati), si permetteva stuoli
di Playmobil, organizzati in eserciti, città, classi… A
Natale venivano vendute delle grandi scatolone con pezzi
specialissimi. Uno me lo ricordo: il Galeone dei Playmobil©.
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